Boy Erased - chiara del nero

Mi chiedi qual è stato il mio più grande progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.
Seneca

Il film che ho guardato questa sera “BOY ERASED – VITA CANCELLATA”, è tratto dall’autobiografia di Garrard Conley, sottoposto dai suoi familiari ad una terapia di conversione dai metodi brutali, “Love in action”, per guarire dall’omosessualità. Un film toccante e penetrante, assolutamente consigliato, specie nei tempi storici che stiamo attraversando, che mi ha offerto un ulteriore spaccato sulla complessa relazione genitori – figli.

Impari in famiglia che sei giusto o sbagliato, degno o indegno, adeguato o inadeguato, amabile incondizionatamente o a certe condizioni.

I genitori cominciano a dubitare della tua normalità; te lo ripetono così tante volte che ti ritrovi a sospettare sulla tua giustezza, sanità, normalità. Inizi a porti tante domande, dolorose e profonde, inizi a porre l’attenzione su atteggiamenti e istinti che differiscono dalla maggioranza delle condotte dei pari o di chi ti circonda.
Arrivi a credere di essere sbagliato e, negli altri e nel mondo, cominci a trovarne la conferma.

Così, lo sguardo disgustato e deluso che per la prima volta hai visto sorgere sul volto di tua madre o tuo padre o entrambi, sembra comparire sul volto dei tanti intorno a te, a conferma di quanto TU, effettivamente, sia indegno. Un figlio ingrato verso chi ti ha donato il bene più prezioso: la vita. Tu, che rinneghi le poche regole che ti hanno dato: essere semplicemente normale.

Dentro cominciano ad insinuarsi pensieri di inadeguatezza e sentimenti di colpa e vergogna poiché colpevole di arrecare dolore e imbarazzo ai tuoi cari nell’egoistica ricerca della tua identità sessuale.

Anche Jared (Lucas Hedges) in questo film mette da parte l’amor proprio nel tentativo di non deludere i genitori e non perdere la vicinanza e l’accoglienza della comunità di appartenenza.

Jared, giovane collegiale e fedele alle credenze del padre Marshall Eamons pastore battista (Russell Crowe) e della madre Nancy (Nicole Kidman), decide di fare quello che loro gli chiedono ovvero CAMBIARE orientamento sessuale.

Per tornare normale, partecipa ad un corso organizzato dalla Chiesa dove subisce, insieme ai compagni di classe, violenze soprattutto psicologiche da persone fanatiche e non qualificate. Ciononostante il ragazzo cercherà di fare tutto ciò che gli viene chiesto per riuscire nell’impresa e non deludere la famiglia.

Quando è oramai vicino a toccare il fondo, intuisce che ad essere sbagliato non è lui quanto, piuttosto, il sistema di riferimento, il metro di valutazione con cui i suoi genitori lo reputano amabile o non amabile e la straziante terapia di conversione a cui, per il loro amore, decide di sottoporsi.

CAMBIARE SI PUÒ cambiando prospettiva

Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido.
Albert Einstein

“Io non cambio. Non ho niente da cambiare” riuscirà a dire Jared al padre guardandolo dritto negli occhi dopo un lungo percorso di accettazione personale in cui prenderà consapevolezza che essere omosessuali non è un crimine né un vizio di mente né un peccato di cui vergognarsi ma un semplicissimo fenomeno naturale.  

Non solo Jared imparerà ad amarsi ma anche la madre Nancy imparerà ad amare se stessa e suo figlio senza riserve e a mettere in discussione concetti prestabiliti dalla fede.

Dall’ultima scena interpretata da Russel Crowe e Lucas Hedges, con gli occhi lucidi ed un groppo in gola, mi porto a casa la speranza che le storie vissute e raccontate dagli altri ci insegnino a non temere la diversità perchè ne siamo parte e ad andare oltre le apparenze per scoprire il nucleo di ogni persona.

Quel che conta, in fondo, è ciò che è dentro ognuno di noi, al di là delle definizioni.